Bouba o Kiki? L'istinto universale (forse) che unisce umani, animali... e studenti di cinese
Cari studenti e studentesse dell'Istituto Confucio all'Università di Padova,
probabilmente vi sarà già capitato di vedere questo test, magari sui social o in qualche lezione. Vi mostro due forme: una è tonda, morbida, quasi "polposa"; l'altra è appuntita, frastagliata, con angoli che tagliano lo sguardo. Poi vi chiedo: quale si chiama Bouba e quale Kiki?
Se siete come la stragrande maggioranza delle persone nel mondo, avrete già risposto – senza pensarci troppo – che la forma rotonda è Bouba e quella spigolosa è Kiki.
Ma la domanda interessante è: perché?
A occuparsi di questa domanda è la Prof.ssa Lucia Regolin, membro del nostro Board e docente di Psicologia Generale all'Università di Padova. Le sue ricerche (insieme a quelle di altri scienziati) hanno mostrato che questo meccanismo – chiamato sinestesia fonetico-simbolica – non è solo una stranezza umana. Persino animali come i polli o i primati, senza aver mai imparato una lingua, tendono ad associare suoni "duri" come Kiki a forme appuntite e suoni "morbidi" come Bouba a forme arrotondate. Come se il nostro cervello – e non solo il nostro – arrivasse al mondo già con un piccolo manuale di istruzioni che lega certi suoni a certe forme, indipendentemente dalla cultura o dall'educazione.
Fin qui, tutto chiaro e affascinante.
Ma c'è un dettaglio che rende la storia ancora più intrigante, e riguarda proprio voi. Voi siete studenti che parlano cinese, una lingua che funziona in modo molto diverso dalle lingue europee: ha toni, si scrive con caratteri, non con un alfabeto. E allora viene spontaneo chiedersi:
Per un madrelingua cinese, Bouba e Kiki suonano ancora come Bouba e Kiki? O i toni, la musicalità, persino la forma dei caratteri scritti, cambiano tutto?
Immaginate per un attimo: se pronunciate "Bouba" con un tono ascendente, vi sembra ancora rotonda? E se dite "Kiki" con un tono discendente, perde il suo carattere "appuntito"? Oppure, per voi, la risposta è esattamente la stessa di chi non conosce il cinese?
Non c'è una risposta giusta, naturalmente.
Però, già che ci siete, la prossima volta che incontrate un amico cinese o che studia cinese, provate a fargli il test. E chiedetevi – magari tra un corso e l'altro – se il loro cervello, abituato ai toni e ai tratti del cinese, risponde allo stesso modo o un po' diverso. Se vi viene in mente qualcosa, e vi va, raccontatecelo.
Nel frattempo, continuate a seguire le attività dell'Istituto. E se ripensate a Bouba e Kiki, beh... almeno ora sapete che non è solo un gioco da bambini!
Link al video esplicativo: https://www.instagram.com/reel/DZKLpIUNccc/?igsh=M2E5Mnd6ZzRtOGZs


